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Chi ha apprezzato il mix di folklore cinese e gameplay in stile “soulslike” di Black Myth Wukongtroverà in Phantom Blade Zero una vera chicca. Questa volta, tuttavia, non vestirete i panni di una leggendaria scimmia divina, bensì di un assassino di nome Soul, e il mondo di gioco sembra trarre ispirazione da Sekiro e Bloodborne, il che lo rende un mix davvero interessante.
A giudicare dal solo trailer, sembra che “Phantom Blade Zero” richieda una configurazione hardware piuttosto impegnativa; vediamo quindi quale tipo di PC sarà necessario.
Fortunatamente, la pagina dello store di Steam dedicata a questo gioco fornisce i valori di riferimento in termini di prestazioni. Se si soddisfano i requisiti minimi, è possibile ottenere una risoluzione di 1080p a 30 FPS con l’upscaling attivato, mentre le specifiche consigliate prevedono una risoluzione di 1440p a 60 FPS.
L’opzione “Upscaling abilitato” potrebbe comportare un carico di lavoro piuttosto elevato; pertanto, se non gradite le tecniche di rendering non native, potreste voler optare per una scheda grafica della serie Nvidia 50 o AMD 90, con specifiche superiori a quelle raccomandate.
Un elemento imprescindibile è un SSD, poiché questo gioco, come molti titoli moderni, ne richiede assolutamente l’utilizzo.
I giochi in stile Souls, proprio come i titoli FPS competitivi, richiedono un tempismo perfetto e reazioni molto rapide. Il modo migliore per garantirli, oltre al semplice “git gud”, è disporre di un frame rate elevato (almeno 60 FPS) e di un monitor con una frequenza di aggiornamento altrettanto elevata. Una GPU della serie 50 dovrebbe garantire il frame rate desiderato, anche se si opta per il rendering nativo.
Inoltre, per questo tipo di giochi è indispensabile un controller. Un SCUF NEMESIS PRO o un ENVISION PRO rappresentano un’ottima scelta in questo caso.
Il termine “soulslike” sta gradualmente perdendo il proprio significato man mano che il genere continua ad ampliarsi, a trasformarsi e a evolversi. Cerchiamo quindi di essere un po’ più precisi. Voi vestite i panni di Soul. Incolpato ingiustamente dell’omicidio del proprio maestro, subite una grave lesione cardiaca che vi lascia solo 66 giorni di vita. Sono 66 giorni per sconfiggere una serie di boss e, presumibilmente, riabilitare il proprio nome.
Dal punto di vista del gameplay, viene data molta più importanza alla parata che alla schivata, il che rende questo titolo più simile a Sekiro che ai giochi originali della serie Dark Souls. Inoltre, nei materiali promozionali si parla molto di “vero Kung Fu”, il che significa che il concetto di movimenti di arti marziali vagamente realistici è fondamentale per la progettazione del gioco.
Gli appassionati del cinema d'azione di Hong Kong avranno molto di cui rallegrarsi, poiché sia Donnie Yen che Kenji Tanigaki hanno contribuito alla coreografia del gioco, realizzata interamente tramite motion capture.
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